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COSA VEDERE:
SANTIAGO DE CUBA |
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Era convinto
che fosse Cipango (Giappone), invece era Colba, Cuba.
Sulla groppa degli Alisei, Cristoforo Colombo, traversò
l’Atlantico. Era il 1492 e quello un viaggio destinato a
segnare la storia. Il celebre navigatore scoprì una
regione incantata dai suoi stessi miti e una costa
antica e inconsueta. Quando lasciò San Salvador, Colombo
volle addentrarsi nel dedalo di isolotti e piccoli
arcipelaghi che si schierano verso Cuba, dove vi approdò
il 28 ottobre 1492. Fu sete di conquista e fame d’oro?
Fu avventura? Fu in nome dell’evangelizzazione o Colombo
si affacciò sugli abissi delle proprie ambizioni? Se ne
è discusso e si continuerà a farlo. “Colombiani e
anticolombiani” si scontreranno ancora in una guerriglia
intellettuale senza fine.
Testimone di un passato coloniale, leader di rivolta,
teatro di un presente vivace, Santiago de Cuba
rappresenta la città più tipicamente cubana. Per la sua
maniera di essere, la storia l’ha definita “rebelde ayer,
hospitalaria hoy, heroica siempre”.Fondata dagli
spagnoli nel 1514 e meta ambita di ogni navigatore, la
città è una rete a maglia stretta di vicoli e strade che
scivolano nel mar caraibico: piazze e viali fino a
“ieri” campi di battaglia, case dai pesanti soffitti,
nascondigli di eroi e martiri .Gli orientali, come
vengono chiamati gli abitanti della provincia di
Santiago, i discendenti degli indios Siboney, degli
schiavi haitiani, dei trovatori francesi, dei
colonizzatori spagnoli e con sangue di bucanieri, si
ritrovano tutte le sere nella piazza di Céspedes, al
ritmo della conga, della rumba e della cucaracha. |
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Intanto
nelle boteguite, il ròn Carta Blanca si sfida
col più ricercato Anejo (vecchio di sette anni)
e l’aristocratico Daiquiri, tanto amato da
Hemingway, col piccantissimo Cubanito. |
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Dalle
finestre delle case il profumo del “lechon”
(maiale con riso e fagioli neri) invade i vicoli
serrati dalle mura. Ancorata nella sua baia,
circondata dalla sierra e dalle piantagioni di
canna, Santiago de Cuba non è solo un’immagine
colorata ma è il risultato della propria storia
sin dai tempi più antichi. |
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“Viva
Cuba Libre” fu il grido che si levò, a Santiago,
nel 1869, dalla gola di un nero, Cornelio
Robert. Ci vollero quasi trent’anni per
liberarsi dagli spagnoli e altri sessant’anni
per ammainare la bandiera statunitense.Il 26
luglio 1953 l’assalto alla Caserma Moncada.
Santiago de Cuba è ancora protagonista. La
rivoluzione esplose con gli alfieri che fecero
divampare un incendio di illusioni in tutta
l’America latina: Fidel Castro col fratello
Raul, Camillo Cienfuegos, Frank Paìs e lui, il
“Che”.
E Guevara, con la sua stella in fronte, occhi
liquidi e profondi, capelli al vento, vive
ancora una giovinezza perenne, sui cartelloni
policromi, sui distintivi, nel cuore della gente
sin da quel 1 gennaio 1959, quando Batista
lasciò definitivamente Cuba. |
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